hi ha dedicato la vita a fare impresa nel mondo dei trasporti non vorrà concorrere a favorire condizioni penalizzanti per la professione. Non partecipare al voto significherebbe solo consentire ad altri di decidere quale sarà la politica dei trasporti nel nostro Paese.

Tra cinque giorni gli italiani si recheranno alle urne e sceglieranno chi sarà chiamato a governare il Paese. La speranza è che dopo alcuni esecutivi non scelti dal popolo si creino le condizioni per avere un governo stabile che sappia dare le risposte ai problemi concreti dei cittadini e delle imprese. In queste ultime settimane Conftrasporto ha cercato e ottenuto incontri con le forze politiche in campo, facendo pervenire ai vari schieramenti un documento contenente le proposte elaborate dalla federazione per ripartire tutti insieme, ottenendo risposte, anche se non da tutti. L’intento è stato di far comprendere come il  tema del trasporto e della logistica sia centrale per gli interessi del Paese: se i trasporti non funzionano i prodotti italiani (oggi le merci si spostano su gomma) non sono competitivi perché arrivano in ritardo, il Paese non cresce e non crea neppure le condizioni per migliorare la propria competitività. Oggi l’indice che la banca mondiale redige sulla competitività mostra con sconcertante chiarezza il “pollice verso” per la capacità del nostro Paese di essere davvero concorrenziale. E del resto potrebbe essere diversamente  in un Paese dove è bastata un po’ di neve per far scattare ordinanze di blocco ai tir, per lo più inutili, emanate da burocrati timorosi solo di fuggire da ogni responsabilità, senza capire che così si ferma l’intera economia? Potenziare le infrastrutture e dar vita a una Consulta per una politica sulla logistica e sui  trasporti condivisa; difendere le imprese italiane dall’aggressione che attraverso il dumping sociale i Paesi emergenti attuano nei confronti delle nostre imprese; dotare il Paese di una portualità funzionale; adottare misure che evitino ostacoli nella messa a disposizione dei servizi negli uffici delle Motorizzazioni civili; garantire il rispetto di regole atte a garantire la sicurezza degli utenti e degli stessi operatori: sono queste le condizioni indispensabili per ripartire. Conftrasporto ne ha discusso con alcuni partiti, come Lega, Pd, Fratelli d’Italia, Noi per l’Italia e Forza Italia, e i loro rappresentanti hanno fornito risposte che mostrano condivisione dei temi prospettati. Risposte che in diversi casi sono presenti nel documento programmatico elaborato proprio da Conftrasporto. Altre forze politiche non hanno invece dato alcun segnale e addirittura c’è stato chi ha voluto rendere pubblica l’intenzione di intervenire con tagli  sull’accisa oggi riconosciuta alle imprese in attuazione di una direttiva europea. Conftrasporto ritiene che la politica dei trasporti non possa essere trascurata. Non esiste che si possa registrare un incremento del 198 per cento dei trasporti effettuati da vettori dei Paesi emergenti e una riduzione di quasi il 70 per cento di quelli effettuati da imprese nazionali. Occorre  operare per rendere il sistema portuale in grado di accogliere le merci che entrano nel Mediterraneo per poter cogliere le opportunità che la Via della Seta può offrire al Paese. Ecco perché è determinante comprendere a quale sistema Paese i partiti pensino. L’appello è quindi quello di recarsi ai seggi domenica 4 marzo; di votare secondo le proprie convinzioni ma dopo essersi informati adeguatamente sui programmi delle singole forze politiche. Chi ha dedicato la vita a fare impresa nel mondo dei trasporti non vorrà concorrere a favorire condizioni penalizzanti per la professione. Non partecipare al voto significherebbe solo consentire ad altri di decidere quale sarà la politica dei trasporti nel nostro Paese. Rinunciare vuol dire non potersi poi lamentare, perché se qualcuno, deluso, può pensare di dimostrare attraverso la non partecipazione al voto la propria repulsione nei confronti di questa politica, sappia che la politica si occuperà comunque di lui…

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