Da Italia Oggi Sette: la rappresentanza delle organizzazioni datoriali fatica a seguire le nuove esigenze del mondo economico, produttivo e sociale. Rivolta: “anche le forze datoriali accettino l’idea di misurarsi e contarsi per quel che sono e per quel che contano in rapporto ai soci che rappresentano”.

Imprenditori storicamente titolari di forti legami con alcune associazioni cambiano direzione (due casi per tutti, quelli di Fiat e di Barilla che lasciano Confindustria). Nasce Rete Imprese nel tentativo di fare una sintesi tra il mondo dell’artigianato e del commercio. Si delineano nuove realtà associative per arginare la difficoltà di presentarsi con una posizione unica e compatta ai decisori quando all’interno di un’associazione convivono imprese di dimensioni diverse, con logiche di approccio al mercato e interessi di vario tipo. Di fronte a ciò che sta avvenendo da alcuni anni a questa parte, c’è un’unica lettura possibile: la rappresentanza delle organizzazioni datoriali, impegnate dalla lobby alla negoziazione, dal welfare associativo alla formazione, dall’erogazione di servizi alla promozione di iniziative economiche, fatica a seguire le nuove esigenze del mondo economico, produttivo e sociale. La rappresentanza ai tempi dell’industria 4.0 è in crisi (…) “E’ un tema che riguarda la tenuta stessa dei sistemi contrattuali nazionali. La rappresentanza è il peso e il presupposto per essere legittimati a fare la contrattazione, non il contrario. L’autorappresentazione non basta più. Anche le forze datoriali accettino l’idea di misurarsi e contarsi per quel che sono e per quel che contano in rapporto ai soci che rappresentano”, dichiara Francesco Rivolta, direttore generale di Confcommercio (…)

Tratto da Italia Oggi Sette del 5 febbraio 2018

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